Quella che si avvia alla conclusione è stata un’estate difficilissima per il settore del fuoricasa, ma soprattutto per le città d’arte e le località balneari, dove la bella stagione rappresenta tradizionalmente uno dei momenti più importanti dell’anno. Il problema non è stato soltanto il caldo. È stato il modo in cui due mesi e mezzo di temperature eccezionali hanno cambiato le abitudini delle persone. Il passeggio si è ridotto, le città si sono svuotate nelle ore centrali della giornata e molte persone hanno cercato rifugio in ambienti climatizzati o nei centri commerciali. Per bar, ristoranti e pubblici esercizi che lavorano durante tutto l’arco della giornata, esclusa la fascia serale, questo ha significato una forte contrazione degli incassi, in alcuni casi con calo del fatturato fino al 70%.
Caldo estremo, costi in aumento e mesi lavorati in perdita
Un’ondata di caldo di qualche giorno può essere prevista e gestita. Due mesi e mezzo non si possono assorbire con la stessa facilità, soprattutto da un tessuto imprenditoriale composto in gran parte da piccole e piccolissime aziende, spesso familiari, che vivono del proprio lavoro quotidiano. Nel frattempo, però, i costi sono rimasti. Anzi, in molti casi sono aumentati. Abbiamo investito negli spazi esterni, nei




