
Grazie ai soldi della Silicon Valley, un portale ha realizzato una classifica di affidabilità basata sul «tono usato» e sulla «faziosità» dei reporter. Una profilazione a cui concorrono anche ex agenti di Fbi e Cia. Così la libertà di stampa muore.
Se l’Intelligenza artificiale sostituisse l’uomo anche nel valutare l’affidabilità di un giornalista? In parte, sta già accadendo. Grazie ai cospicui finanziamenti di Peter Thiel (il presidente di Palantir, colosso Usa della sorveglianza globale e dell’analisi dei dati) è nata infatti Objection AI, “il tribunale dell’Intelligenza artificiale”, come viene definito sul sito ufficiale. Dominio che, già dalla homepage, non promette nulla di buono: aprendo la pagina web compaiono due occhi in primo piano che scrutano il visitatore e la scritta “Objection is now Primary” (un gioco di parole che si riferisce al nome della piattaforma che scheda e profila i giornalisti – Primary – e che richiama le “fonti primarie” del giornalista, ovvero le più attendibili).
Ma facciamo un passo indietro. Objection AI è stata fondata lo scorso aprile dall’imprenditore Aron D’Souza e finanziata da volti noti della Silicon Valley, tra cui Peter Thiel e il malesiano Balaji Srinivasan, legato al mondo delle criptovalute. Vale la pena analizzare la




