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«Uccellacci e uccellini», una favola politica che ragiona sulla crisi della sinistra

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di Filippo Mazzarella

Nel film i protagonisti sono Totò e Ninetto Davoli, padre e figlio che nel loro vagabondare attraversano periferie e campagne e incontrano un corvo parlante

Presentato in anteprima a Milano il 4 maggio 1966, Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini continua a stupire per la sua natura rivelatrice: è una favola «politica» che deborda dalla forma dell’apologo con lucidità insieme partecipe e disincantata per farsi dispositivo critico e riflessione sul destino e l’impotenza dell’«intellettuale», ma anche sulla crisi già in atto della sinistra storica e sulla mutazione antropologica parimenti in corso nel sottoproletariato italiano. Totò e Ninetto Innocenti (Totò e Ninetto Davoli) sono padre e figlio e vivono di piccoli lavori. Nel loro vagabondare attraversano periferie e campagne e incontrano un corvo parlante (che una didascalia ribadisce presentarsi come intellettuale marxista) destinato a diventare una sorta di loro coscienza critica, intervenendo con discorsi astratti e politici. 

L’animale dapprima racconta loro la storia di di due frati francescani, Ciccillo e Ninetto (ancora Totò e Davoli), incaricati invano da san Francesco (Renato Montalbano) di evangelizzare i falchi e i passeri malgrado la convivenza pacifica tra le due specie si riveli impossibile e la violenza naturale

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