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Gianni Melillo, il procuratore scrive a governo e Parlamento: «La legge sulle intercettazioni frena le indagini su mafia e terrorismo»

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di Giovanni Bianconi

Gianni Melillo, 66 anni, è procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo dal 2022. E lancia un vero e proprio allarme: «L’effetto della riforma si è rivelato oltremodo grave» e arretra la «linea di efficacia delle investigazioni in materia di criminalità organizzata e terrorismo»

Nel linguaggio sempre un po’ felpato delle comunicazioni ufficiali, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo la definisce «urgente necessità di riflessione sulle criticità riscontrate», ma si tratta di un vero e proprio allarme. Termine che comunque compare nella lettera che Giovanni Melillo ha inviato ai ministri della Giustizia e dell’Interno, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, oltre che alla presidente della commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo, quando scrive che l’effetto della riforma «si è rivelato oltremodo grave e allarmante, in ragione dell’obiettivo arretramento della linea di efficacia delle investigazioni in materia di criminalità organizzata e terrorismo». Difficile essere più espliciti. 

Il decreto

Il riferimento del procuratore nazionale è alla nuova disciplina sulla utilizzabilità delle intercettazioni telefoniche e ambientali in procedimenti diversi da quelli per cui sono state disposte, modificata da un decreto-legge varato dal governo nell’agosto 2023 poi convertito in legge dalla maggioranza di centrodestra, intitolato «Disposizioni urgenti in materia di processo penale». Prevede

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