Tony (Dominic Sessa) ha 19 anni, è brillante, irrequieto e affamato di vita. Quando l’ennesimo colpo di testa e l’insofferenza verso le rigidità di una madre giudicante lo portano nella cittadina costiera di Provincetown, si ritrova quasi per sbaglio immerso nel mondo caotico e adrenalinico della cucina di un ristorante locale, capitanata da uno chef inflessibile e severo, ma capace di profonda umanità (il candidato all’Oscar Antonio Banderas). Nel corso di un’estate, quel ragazzo in cerca di un posto nel mondo muoverà i primi passi del viaggio che lo renderà una leggenda.
Gli attori Antonio Banderas e Dominic Sessa in una scena di “Tony, diario di un giovane cuoco” Un film che non restituisce fino in fondo il fascino di Anthony Bourdain
Fin qui la trama di “Tony, diario di un giovane cuoco” (dal 27 agosto al cinema), sull’estate che avrebbe portato un giovane ribelle (ma fino a un certo punto nel film) a diventare quel cuoco leggendario, ironico e anticonformista, icona di quanti non si sottomettono alle regole. Anche quelle dello star business e non solo della cucina. Un’occasione non sfruttata fino in fondo per quanti – e sono




