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Migranti nascosti nei boschi e affamati. L’emergenza umanitaria a Ceuta

di Alessandra Muglia

Un volontario: «Ho visto ragazze prostituirsi». La partita in spiaggia sognando Yamal

L’onda anomala che giovedì scorso ha riversato a Ceuta decine di migliaia di migranti in poche ore si è ritirata il giorno dopo lasciandone sulla spiaggia alcune migliaia. Ma questa «risacca» umana non è bastata a far tornare in modalità vacanza la città spagnola in terra africana affacciata sul Mediterraneo. Troppi ancora i giovani e i bambini soli che sopravvivono nascosti nei boschi e nei capannoni industriali abbandonati, tra macerie, immondizia e olezzo di urina. Tra i mille rischi a cui sono esposti questi minori, anche lo sfruttamento sessuale. Un volontario che distribuisce cibo ha raccontato ieri al Mundo di aver visto «ragazze molto giovani truccate, che si prostituivano nel quartiere El Príncipe pur di potersi garantire un tetto… Ho detto loro che le avrei portate in Marocco, ma non vogliono andarsene».  
Hanno bisogno di «cibo, acqua e vestiti, soprattutto scarpe, che scarseggiano», racconta Halima Ahmed, educatrice sociale e portavoce della ong Luna Blanca. 

Ieri mentre il sindaco di Ceuta, il popolare Juan Jesús Vivas, dichiarava preoccupato che c’erano ancora 6mila migranti che «vagavano qui senza che i loro bisogni venissero soddisfatti» (meno della

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