L’autunno per i ristoratori italiani porta con sè un rompicapo contabile non da poco: come continuare a riempire le sale senza spaventare i clienti con i listini? A maggior ragione con l’inflazione che ha raggiunto il 5,4%, per chi gestisce bar, trattorie e locali, la tentazione di ritoccare al rialzo i prezzi dei piatti si scontra quotidianamente con la cautela degli avventori, sempre più attenti al budget personale. I costi fissi delle strutture continuano a salire, ma i ricavi non riescono a tenere il passo.
Pur mantenendo viva la voglia di uscire, le famiglie mostrano maggiore attenzione al budget personale
Dalle analisi periodiche sulla dinamica dei prezzi diffuse da Fipe-Confcommercio emerge tuttavia una linea di massima prudenza da parte degli operatori del settore: «l’andamento dello scontrino medio negli esercizi di ristorazione continua a registrare ritocchi contenuti, nel tentativo prioritario di preservare i volumi di affluenza ed evitare una flessione dei coperti». Ricaricare interamente le spese di gestione sulle spalle dei clienti rischierebbe infatti di spingere le persone verso il consumo domestico o verso formule di ristorazione più economiche.
Potere d’acquisto e spesa delle famiglie: l’equilibrio dei servizi di ristorazione




