C’è un momento, prima dell’intervista, in cui le parole si fermano sulla soglia. È l’alba che accarezza i filari, è il lago che respira piano, è il vento che attraversa le foglie come una memoria antica. Qui, dove il tempo non si misura ma si ascolta, nasce Dea del Lago. Non è solo una cantina. È una storia d’amore. Quella tra Mirko Della Colletta e Serena Favalessa, che hanno scelto di vivere la terra non come possesso, ma come relazione. Ogni gesto, ogni scelta, ogni vendemmia porta dentro questa intimità silenziosa tra uomo e natura. Li ascolti e capisci che non stanno inseguendo il futuro: lo stanno coltivando, con la pazienza di chi sa aspettare.
La radice della visione
Il vostro percorso è diventato un punto di riferimento per la cultura dei vitigni resistenti in Italia: da quale esperienza o intuizione nasce questa scelta e quando avete capito che sarebbe diventata una vera missione?
Risponde Mirko: circa vent’anni fa sono venuto a conoscenza di nuove varietà destinate a cambiare il mondo della viticoltura. Da imprenditore attento ai trattamenti, ma anche da appassionato del mestiere, ho deciso di approfondire queste conoscenze per poi testarle direttamente




