di Daniela Polizzi
Nato a Potenza, 71 anni, Lovaglio è ad di Mps dal febbraio 2022: dopo lo stop del mese scorso, ora l’assemblea lo ha riconfermato ceo. Le esperienze precedenti, dal caso Unicredit in Polonia al Credito Valtellinese
«Il 16 dicembre del 2022 avevo spiegato al ministero dell’Economia (Giancarlo Giorgetti che si era appena insediato con il nuovo governo, ndr) che Mediobanca poteva essere una delle opzioni migliori per Mps». In quel momento il ceo di Mps Luigi Lovaglio aveva appena mandato in porto l’aumento di capitale da 2,5 miliardi per mettere in sicurezza il Monte. Una manovra non scontata, che aveva visto molto scetticismo sul mercato. Ma Lovaglio guardava lontano. Quindi cercava consenso presso il Mef che di Mps aveva il 64% e gli azionisti privati erano ancora molto lontani da venire. Delfin e Caltagirone sarebbero arrivati nel capitale della banca più di due anni dopo, a novembre del 2024. E sarebbero poi passati nel capitale di Mps dopo l’Opas su Mediobanca chiusa a settembre 2025.
Lovaglio, quasi 71 anni, nato a Potenza, è il banchiere che è riuscito a fare a Siena quello che nessun manager bancario è arrivato mai a realizzare, complici




