di Greta Privitera, foto di Gabriele Micalizzi (Cesura)
Nei villaggi di pescatori dell’Oman che si affacciano sullo Stretto. L’Iran dista appena 30 chilometri, ma la guerra pare molto lontana da qui
DALLA NOSTRA INVIATA
KHASAB (OMAN) – La barca fende le onde che si abbattono contro la fiancata, mentre un vento rabbioso da nord increspa le acque di Hormuz. Il piccolo motoscafo vira intorno alla falesia a picco sul mare e, all’improvviso, si staglia all’orizzonte Kumzar, ultima frontiera dell’umanità sul lato omanita dello Stretto, a soli trenta chilometri dalle coste iraniane.
Le casupole verde acqua, azzurro cielo e bianche da secoli si aggrappano alla roccia, silenziose testimoni di quanto accade in questo tratto di Golfo Persico, crocevia di ambizioni d’imperi che da sempre lottano per il suo controllo. Non sembra vera, Kumzar. È come un presepe arabo atterrato per errore in prima fila su una delle arterie commerciali più strategiche del mondo, da cui transita una buona parte delle esportazioni globali di petrolio e che oggi si è trasformata nel nodo decisivo per porre fine alla guerra in Iran.
Attracchiamo il motoscafo sulla spiaggia minuscola che è l’unica porta d’ingresso di questo villaggio raggiungibile soltanto dal




