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Altro che partito femminista: le donne lasciano il Pd di Schlein

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Mentre la segretaria parla di femminismo e solidarietà, è fuga delle sue “amazzoni”: Furlan, Madia, Gualmini, Picierno l’hanno già mollata, Tinagli frigge per la linea green. Ma è in Europa che i dem rischiano l’implosione

«Trovo che il tentativo di mettere le donne in contrapposizione sia un gioco molto diffuso nelle società patriarcali». Nazareno, abbiamo un problema. Appena atterrata, Elly Schlein era la segretaria marziana, come il Kunt di Flaiano. Adesso sembra l’Evita Perón de’ noantri: mentre propaganda femminismo e solidarietà, le amazzoni emarginate vanno via dal Pd. A Roma lasciano Annamaria Furlan, ex segretaria della Cisl, e Marianna Madia, già ministra renziana. Ma l’avversatissima discriminazione di genere si consuma soprattutto a Bruxelles: prima ha abbandonato Elisabetta Gualmini e ora Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo. Sul gruppo continentale dei Dem non incombono solo divisioni e rivalità, ma pure insidiose inchieste. Il Parlamento ha già revocato l’immunità ad Alessandra Moretti, la «Ladylike» che rivendicava il diritto all’apparenza in politica, e si appresta a fare lo stesso con Matteo Ricci, già aspirante governatore delle Marche.  

Per carità: in patria, tra primarie e alleanze, pretoriani e ostili, le cose non vanno certo magnificamente. La delegazione estera è però l’emblema della sconfitta.

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