
di Aldo Cazzullo
L’intervista al leader del Movimento 5 Stelle: «A Roma ero uno studente squattrinato, facevo lavoretti. Una madre mi scrisse che grazie al reddito di cittadinanza potè comprare una bistecca ai suoi figli. Mi commosse»
Giuseppe Conte, qual è il suo primo ricordo?
«L’ospedale: a quattro anni mi ruppi il femore. Ma ho anche un ricordo bello: un compleanno, tre candeline, mia sorella Maria Pia, mia mamma e mio papà che si abbracciano felici».
Cosa faceva suo padre?
«Segretario comunale a Volturara Appula, il paese di mia mamma. Lì si conobbero. Lui era di Cerignola, il paese di Giuseppe Di Vittorio. I miei genitori erano gli unici nelle loro famiglie ad aver studiato, papà l’unico di nove figli. Vivevano in poche stanze. Un’immagine che mi è tornata in mente al tempo del Covid».
Come mai?
«Pensando a mio padre mi sono immedesimato nelle tante famiglie che dovevano condividere piccoli spazi, con i ragazzi che seguivano le lezioni dai computer poggiati sulla lavatrice del bagno… Il pensiero dei privilegi di chi disponeva di ville e terrazze, e della sofferenza di chi impazziva senza avere nessuno sfogo, mi ha commosso, talora fino al pianto».
Suo padre si trasferì




