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Tarzo, viaggio nel paese del Sì al referendum dove il sindaco vuole una piazza per le vittime degli errori giudiziari. Le ironie del parroco e del bar «Così onora anche Ilaria Salis…»

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di Emilio Randon

Le voci del paese sulle Colline del Prosecco nel quale i leghisti, per avere un’opposizione, se la devono fare tra loro. «Quella corte non aveva un nome, nessuno ha tolto niente a nessuno»

Sarà celebre, anzi lo è già, vuota eppure già rumorosa, l’unica che potrà dirsi immune da ogni tentativo di imitazione, a meno che… Ma, ecco, senza precipitare, diciamo subito che non è neanche una piazza, ma una corte, corte intitolata alle «Vittime di errori giudiziari». Così l’ha voluta chiamare il sindaco leghista Gianangelo Bof a Tarzo, comune del Trevigiano nel quale i leghisti, per avere un’opposizione, se la devono fare tra loro.

La corte non aveva un nome, quindi nessuno ha tolto niente a nessuno, non ha nemmeno un numero civico perché l’unico è quello del municipio prospicente. E se dovete spedire una cartolina non c’è problema, arriverà comunque, «scrivete comune di Tarzo e ci trovano subito» assicura il vicesindaco Vincenzo Sacchetta. Nondimeno il richiamo ad altre piazze e ad altre «vittime», a eroi caduti e a civili infoibati, l’assonanza con quelle che, meritatamente, dei martiri portano il nome, non è passata inosservata.
Nel sabato tiepido di un pomeriggio chiacchierone la gente

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