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Stretto di Hormuz, come fa l’Iran a ricattare il mondo? Droni, barchini e mine: come funziona la «diga» di Teheran

di Lorenzo Cremonesi

La difficile mappatura delle mine. Teheran, anche se indebolita militarmente, si ritrova più forte e rilevante di prima sulla scena internazionale, con la capacità di ricattare l’economia mondiale

Barchini armati superveloci, droni, mine marine, razzi e missili a corto raggio sono le armi che l’Iran è pronto a utilizzare subito per imporre il suo controllo militare su Hormuz. Nel suo punto più stretto circa 35 chilometri separano le coste iraniane da quelle dell’Oman. Non servono armamenti sofisticati, sono sufficienti determinazione a colpire e la capacità di rendere ben chiare le proprie intenzioni a paralizzare le petroliere e qualsiasi nave da trasporto: nessuna compagnia assicurativa o società navale è disposta a mettere a rischio i propri capitali. 

A Teheran basta anche soltanto minacciare o danneggiare leggermente un battello per imporre il proprio diktat su questa vitale via d’acqua da cui transita un quinto del petrolio mondiale. Persino le navi di pattuglia americane, pur con i loro sistemi di difesa e attacco supersofisticati, evitano di incrociare da vicino a Hormuz. 

Queste ultime ore caratterizzate dal rilancio dello stato di crisi e persino dal rischio della ripresa del conflitto guerreggiato, con Teheran che torna

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