di Fausta Chiesa
Giuseppina Di Foggia, attuale ad di Terna, dovrebbe diventare presidente di Eni: poltrona molto prestigiosa ma che vale meno in termini economici. Non vuole rinunciare alla buonuscita: la trattativa con Palazzo Chigi è in corso
Se ci fosse un comignolo, sabato da Palazzo Chigi sarebbe uscito un fumo nero, molto nero. Dello stesso colore dell’umore di Giorgia Meloni. Il motivo? Una grana nelle nomine. Dopo essere riuscita a farle «quadrare», la premier si è ritrovata la battaglia della amministratrice delegata di Terna Giuseppina Di Foggia, che proprio da questo governo era stata nominata tre anni fa. Di Foggia non è stata confermata come ad di Terna, ma è stata indicata dal governo alla presidenza dell’Eni, una poltrona che vale meno in termici economici, ma sicuramente è molto prestigiosa. Ebbene, ora rischia di perdere anche quella.
Il nodo è l’indennità di fine rapporto. Di Foggia non vuole rinunciare alla buonuscita da 7,3 milioni a cui avrebbe diritto, salvo due casi che si verificano entrambi nella sua condizione. Il primo: Terna ed Eni sono società infragruppo (Cdp, che è il maggior azionista di entrambe) e per un passaggio infragruppo non ci possono essere indennità.




