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Crisi energia, l’allarme di Assocarta: costi del gas fino al 25% e rischio per export e imballaggi

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Margini sotto pressione e capacità produttiva in calo. Poli: «Il rischio energetico non è più transitorio», servono «misure urgenti” per evitare perdita di competitività»

Il baricentro si sposta. Non è più soltanto una questione di costi industriali o di competitività interna: la crisi energetica, nella lettura di Assocarta, sta ridisegnando le filiere e si proietta direttamente sui mercati internazionali, proprio mentre le tensioni in Medio Oriente tornano a pesare sulle rotte e sugli scambi.

«Il rischio energetico è ormai percepito non più come un fattore transitorio, ma come una variabile strutturale di costo», avverte il presidente Lorenzo Poli. Una constatazione che, nelle ultime settimane, ha assunto contorni ancora più netti. «Non si tratta solo delle tensioni dirette su prezzi e offerta, ma anche dell’aumento del premio per il rischio», alimentato «dal possibile impatto del conflitto sulle rotte commerciali e sulla sicurezza degli approvvigionamenti».

Crescono i prezzi dei noli marittimi e il peso del gas sul fatturato

È qui che la questione energetica incrocia quella logistica. I noli marittimi tornano a salire – «fino al 15%» – e con essi il costo complessivo delle filiere. Ma il punto, osserva Poli, è che

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