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Vinitaly si conferma polo del vino: meno visitatori (causa guerra), ma più Paesi

Si è chiusa a Veronafiere la 58ª edizione di Vinitaly e, se si guarda ai numeri, non è stata un’edizione record. Infatti sono state registrate circa 90mila presenze complessive, più o meno 7mila in meno rispetto alle ultime due edizioni, che avevano fissato a quota 97mila il riferimento della fase più recente della manifestazione, oggi sempre più orientata agli operatori e ai buyer rispetto al pubblico generalista. Eppure, allo stesso tempo, qualcosa si è mosso sul piano della geografia della fiera: le nazionalità rappresentate sono state 135, cinque in più rispetto al 2025, in un contesto internazionale che ha inciso in maniera evidente sui flussi. In particolare, la guerra in Iran ha rallentato o complicato gli spostamenti da alcune aree sensibili, soprattutto da Medio Oriente e Asia, incidendo di fatto su presenze e collegamenti.

Il valore dell’edizione oltre i numeri

Proprio per questo, secondo il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, il risultato assume un significato diverso, importante: «Siamo soddisfatti perché in un contesto internazionale segnato da dinamiche geopolitiche complesse, che incidono in modo significativo sui flussi e sulla mobilità degli operatori verso le principali manifestazioni fieristiche europee, il risultato raggiunto assume un valore tutt’altro che scontato. La conferma della

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