Cosa rimane da dire e da scrivere a proposito dei vini di Angelo Gaja che non sia già stato detto e scritto dalle centinaia di degustatori, sommelier, giornalisti e commentatori vari che regolarmente da mezzo mondo e da più di 50 anni hanno descritto le sue più di 60 vendemmie di Barbaresco e dei suoi più prestigiosi cru, Barolo compreso? E con quali argomenti si possono raccontare i vini di Gaja, ma soprattutto con quali parole originali si possono descrivere le percezioni organolettiche che i nostri sensi riescono a captare e a distinguere? Ci proveremo con grande umiltà.

I vini di Angelo Gaja grandi protagonisti a Viareggio (foto Federico Neri) Dalle Langhe al mondo: il modello Gaja
La storia del rinascimento del vino italiano è uno dei racconti più affascinanti e straordinari dell’ultimo secolo e Angelo Gaja, insieme ad altri grandi vignaioli, tutti sodali di Veronelli, ne è stato protagonista. Eredita l’azienda familiare fondata nel 1859 e, negli anni Sessanta, dà inizio a una rivoluzione. Gaja è tra i primi a introdurre in vigna e in cantina quelle impostazioni contemporanee che avrebbero fatto scuola nelle Langhe come nel resto d’Italia. Egli cambia il modo di concepire il vino e, col




