
Nuovi raid americani contro obiettivi militari iraniani. La Repubblica islamica risponde colpendo basi Usa nel Golfo e minaccia di chiudere lo Stretto di Hormuz, mentre crescono le tensioni tra Washington e Israele.
La guerra a bassa intensità che da mesi coinvolge Stati Uniti, Iran e Israele rischia di trasformarsi in un conflitto regionale dagli effetti imprevedibili. Nelle prime ore di giovedì l’esercito americano ha lanciato una nuova ondata di attacchi contro obiettivi militari iraniani, la seconda in appena quarantotto ore, mentre Teheran ha risposto con minacce dirette contro il traffico navale nello Stretto di Hormuz e con attacchi contro installazioni militari statunitensi in diversi Paesi del Golfo. Secondo il Comando Centrale delle forze armate americane (CENTCOM), l’operazione è iniziata poco dopo la mezzanotte ora di Teheran e si è conclusa circa quattro ore più tardi. Gli obiettivi colpiti comprendevano sistemi di sorveglianza, reti di comunicazione militare e batterie di difesa aerea distribuite in varie zone dell’Iran. Washington ha definito i raid «azioni di autodifesa» e una risposta diretta a quella che considera l’aggressione continua della Repubblica islamica.
Le esplosioni sono state segnalate soprattutto nel sud del Paese, nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz. Fonti iraniane hanno riferito di impatti




