
di Viviana Mazza
Segnali dall’Iran. Da Hormuz all’uranio. Washington parla di «intesa basata sulle prestazioni». Firmerà Vance?
DALLA NOSTRA INVIATA
WASHINGTON – Dopo nuova incertezza ieri mattina sul memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti, chiamato da alcuni l’Accordo di Islamabad, le autorità iraniane, americane e pachistane hanno dichiarato che l’accordo non è mai stato così vicino. L’incertezza si era riaperta quando l’agenzia Mehr aveva diffuso una presunta bozza dell’accordo affermando che l’Iran manterrà il controllo dello Stretto di Hormuz dopo la riapertura, che riceverà 300 miliardi di dollari per la ricostruzione in aggiunta all’immediato trasferimento — alla firma del memorandum — di metà dei 24 miliardi di dollari congelati all’estero, la sospensione delle sanzioni e il ritiro delle forze Usa dalle aree che circondano l’Iran. Mehr aggiungeva che gli americani si sarebbero impegnati a non disturbare più l’Iran sul suo programma missilistico e sulle sue milizie per procura e ad una «permanente e immediata cessazione della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano».
Il testo aveva suscitato critiche a Washington, portando Trump a scrivere su Truth che quei contenuti «fatti filtrare dall’Iran non hanno NULLA a che fare con i termini su cui ci siamo accordati




