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All’Arena di Verona una Traviata al Moulin Rouge in cui irrompono il can can, la libertà, la follia

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di Valerio Cappelli

Aperto il festival con il direttore Spotti e il regista Paul Curran: «Se non riuscivo a coinvolgere tutti al cento per cento, era un fallimento. Io mi sono divertito come un pazzo»

Il Moulin Rouge abita l’immaginario da quasi 150 anni. Trasgressione, can-can, bollicine, fervore artistico, liberazione dei costumi, anche in senso letterale. Uno specchio della società dell’epoca. L’Arena di Verona ha aperto ieri sera con una produzione di La Traviata diretta da Michele Spotti e firmata dallo scozzese Paul Curran. I tre protagonisti, Martina Russomanno, Yusif Eyvazov e Amartuvshin Enkhbat.

Curran, cosa offre la Belle Epoque che non ha l’ambientazione originale? «Proprio la libertà. Che non c’era all’epoca in cui si svolge l’opera, nel 1850 era tutta nascosta, le cose si facevano lo stesso, ma coperte dall’ipocrisia».

Nel brindisi, Alfredo ammira la stella del Moulin Rouge, Violetta. «Abbiamo dei calici enormi dentro i quali agiscono ballerini, strippers con lo spirito dello champagne. Verso di lui danzeranno oltre 200 persone, in quel locale tutti partecipavano allo show, anche il pubblico, che a volte cantava, ballava. Tutti erano coinvolti. E così intendo io lo spettacolo. Ho chiesto una partecipazione totale da parte di

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