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Rosario Aitala: «Le sanzioni Usa contro la Corte? Noi giudici presi di mira come dei terroristi. L’Ue doveva muoversi prima»

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di Fiorenza Sarzanini

Intervista a Rosario Aitala, presidente aggiunto della Corte penale internazionale: «Proteggerci è proteggere la sovranità degli Stati. La Corte sta sottraendo milioni di vittime all’oblio e alla solitudine»

«Le sanzioni annunciate dagli Stati Uniti possono bloccare il funzionamento della Corte e impedire ai giudici di svolgere qualsiasi attività pubblica e privata. Per molti di noi sta già accadendo. Veniamo trattati con gli stessi metodi riservati ai terroristi». Rosario Aitala è presidente aggiunto della Corte penale internazionale, e per quasi nove anni è stato protagonista dei casi sui crimini di guerra e i crimini contro l’umanità in Ucraina, Darfur, Afghanistan, Uganda, Repubblica centrafricana e altri. È stato condannato a Mosca dallo stesso giudice di Navalny a una lunga pena detentiva per avere firmato i mandati di cattura per Putin e i vertici militari russi. La Russia ne ha appena chiesto l’estradizione a numerosi Stati.

Lei vive sotto scorta. Che cosa cambia adesso?
«Le racconto che cosa è già successo alla metà dei miei colleghi sanzionati per aver emesso provvedimenti non graditi. Le carte di credito vengono revocate, alcune banche hanno chiuso i conti, alcune assicurazioni si rifiutano di rimborsare le spese mediche e revocano i contratti.

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