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Raoul Bova: «Io, preside sognatore in una scuola inclusiva che non ghettizza nessuno. Volevo insegnare educazione fisica»

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di Natalia Distefano

Si intitola «Tutto l’amore che resta», la nuova serie al via il 29 settembre su Rai 1 (e Rai Play). Otto episodi diretti da Andrea Rebuzzi (una coproduzione Rai Fiction e Fabula Pictures) con un cast attori con e senza disabilità

A scuola per studiare la matematica, il latino, la storia. Ma soprattutto per imparare il rispetto delle differenze, della disabilità e per praticare l’inclusione. «Anzi – dice Raoul Bova – per non sentire affatto la diversità, per guardare tutti alla stessa maniera, senza pregiudizi ed etichette ma riconoscendo l’unicità di ciascuno. Perché la verità è che siamo tutti diversi, ciascuno a modo proprio. E la disabilità può essere anche solo un momento di difficoltà che non si riesce ad affrontare da soli. E allora una scuola che sa starti vicino e sostenerti è fondamentale».

Raoul Bova in versione «preside dell’inclusione»

Questa è la scuola che sogna Stefano Fogli – preside e fondatore di un liceo che accoglie ragazzi con e senza disabilità in un unico percorso di apprendimento e condivisione – interpretato da Bova in «Tutto l’amore che resta», nuova serie diretta da Andrea Rebuzzi, prodotta da Marco e Nicola De Angelis e in onda dal

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