Il problema della carenza di personale nell’ospitalità viene spesso raccontato come una questione di numeri: mancano lavoratori, alcune professionalità sono difficili da reperire, la stagionalità complica le assunzioni e le nuove generazioni sembrano avere aspettative diverse rispetto al passato. Secondo Hotrec, il comparto dell’ospitalità in Europa continua a registrare in media una carenza pari a circa il 10% della forza lavoro; in Italia, per il 2025, il documento dell’associazione indica circa 35mila posizioni non coperte. Tutto vero. Ma fermarsi qui rischia di lasciare fuori una parte decisiva del problema: il modo in cui molte strutture continuano a organizzare e gestire il rapporto tra manager e collaboratori.
La carenza di personale nasconde anche un problema di gestione
Negli hotel, nei resort e più in generale nelle imprese dell’ospitalità, il lavoro è cambiato profondamente. Oggi a un collaboratore si chiedono autonomia, capacità relazionali, problem solving, flessibilità, competenze digitali, attenzione all’ospite e assunzione di responsabilità. Eppure, in alcune organizzazioni, il modello gestionale resta ancora fortemente verticale, costruito su una logica semplice: il responsabile decide, il collaboratore esegue, il controllo verifica. È un’impostazione che appartiene a un’altra fase della storia del lavoro




