
Nella lista delle priorità manca una vera spinta sugli scambi. Gli accordi sporadici non bastano. Bisogna continuare a battersi per le aperture commerciali, in difesa dell’Ue
Siamo un Paese che esporta molto. E che soprattutto continua a crescere nella quota degli scambi commerciali mondiali. Abbiamo superato il Giappone in valore e siamo diventati il quarto maggior Paese esportatore al mondo in valore. I dati del primo semestre di quest’anno confermano la tendenza con un aumento del 4,5% che ci ha permesso di raggiungere quasi 340 miliardi di merci vendute fuori dai confini nazionali. Ma stentiamo a comprendere l’importanza del passaggio che segue queste cifre: il fatto che il nostro Paese deve continuare a battersi per l’apertura degli scambi commerciali e sostenere questa apertura. E anche chi ne ha fatto una strategia non solo economica ma anche geopolitica. Segnatamente l’Europa.
Le intese
Nella classifica dei Paesi nei quali esportiamo, sono proprio i nostri partner dell’Unione a essere ai primi posti. La Germania assorbe circa il 12% delle nostre esportazioni, la Francia il 10%. Con il 9% arrivano poi gli Stati Uniti e troviamo la Spagna al quarto posto con il 5%, Paese dove peraltro la crescita nei primi sei mesi del 2026




