Il 2026 sta mettendo alla prova una delle convinzioni più radicate dei mercati: l’esistenza di beni rifugio «automatici». Oro, dollaro e titoli di Stato non stanno reagendo in modo uniforme agli choc e questo sta costringendo gli investitori a rivedere, più che le singole scelte, l’intero approccio alla protezione del portafoglio.
Non si tratta solo di una rotazione tra asset, ma di un cambiamento più profondo nel modo in cui viene percepito il rischio e di conseguenza le scelte di investimento.
In passato, nelle fasi di tensione, il mercato tendeva a convergere rapidamente sugli stessi strumenti difensivi. Oggi questa dinamica appare meno lineare: le reazioni sono più frammentate, i flussi meno prevedibili e le correlazioni meno stabili. Il risultato è un contesto in cui la funzione stessa di «rifugio» diventa meno immediata.
19 aprile – 12:46
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