
di Antonio Polito
Vorrei aggiungermi agli auguri per Clemente Mastella, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua carriera politica. In realtà le mie sono più congratulazioni che auguri. Come in ogni Dinasty che si rispetti gli auguri vanno piuttosto fatti al figlio Pellegrino — che segue ormai le orme del padre (e della madre) — ed è già stato eletto consigliere regionale. Anche se dubitiamo che possa replicare la carriera del padre. La ragione di questo mio pessimismo non sta in un giudizio di qualità. Non sono tra coloro (gli anziani di solito lo fanno) che ritengono il passato sempre più degno e bello del presente, e che traggono costantemente motivi di sconforto nel paragone tra le nuove generazioni e le precedenti. La mia è piuttosto una valutazione storica, che forse merita di essere espressa perché ci consente qualche riflessione sulla politica di oggi.
Clemente Mastella è diventato ciò che è diventato (quale che sia il giudizio su di lui, è indiscutibile il suo successo, la stima che gli portano i concittadini, e la longevità politico-elettorale), per due precise ragioni. La prima sta nell’origine culturale di buona parte del personale democristiano della Prima Repubblica: l’Azione Cattolica. Fu lì che




