di Dario Di Vico
A maggio i prezzi di beni alimentari, cura della casa e della persona sono rimasti stabili a fronte del balzo di energia e servizi. Le previsioni del governatore Panetta e i timori delle imprese
A maggio gli addetti ai lavori che spulciano i numeri dell’Istat sono rimasti sorpresi da un dato: le rilevazioni sull’andamento dei prezzi al consumo segnalavano come il carrello della spesa — ovvero i beni alimentari, per la cura della casa e della persona — era rimasto stabile (+2,3% anno su anno) rispetto all’indice generale dell’inflazione salito, sempre su base annua, al 3,2%. Sorpresi, perché era dal periodo tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022 che non accadeva. Anzi negli anni successivi, quando l’inflazione veleggiava tra l’1-1,5%, i beni non rinunciabili del carrello erano saliti del 2-3%, quasi il doppio.
Come si spiega la novità? In primo luogo con l’impennata dei prezzi dei servizi e dell’energia, ma in seconda istanza con la responsabilità messa in campo da un po’ tutti gli attori della lunga filiera agro-alimentare, che hanno evitato di pigiare l’acceleratore, anche per la paura di compromettere ulteriormente l’andamento fiacco dei consumi.
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