di Diana Cavalcoli
Un lavoratore può chiedere all’azienda di conoscere il livello retributivo medio per genere della propria categoria: se emerge un divario retributivo tra uomini e donne superiore al 5%, l’azienda è tenuta a motivarlo
Da pochi giorni sono entrate in vigore le nuove norme sulla trasparenza retributiva, che modificano in modo significativo le regole a cui devono sottostare i datori di lavoro. Il principio di fondo della Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva e recepita in Italia da un decreto, è uno: chi lavora ha il diritto di sapere quanto viene offerto in termini di stipendio per una data posizione e le aziende sono chiamate a rendere conto dei criteri con cui definiscono e differenziano le buste paga. Per i datori di lavoro si tratta quindi di una serie di adempimenti concreti.
Nelle offerte di lavoro deve comparire lo stipendio
La novità più evidente riguarda gli annunci di lavoro: d’ora in poi dovrà essere indicata esplicitamente la retribuzione iniziale o almeno la fascia salariale prevista per la posizione. Non si tratta di un’indicazione orientativa lasciata alla discrezione dell’azienda, ma di un obbligo. La retribuzione da indicare è quella che il datore ritiene congrua per quella




