È il 6 maggio 1968. Mentre il mondo è in pieno fermento sociale, a Houston, presso la base di Ellington, si sta scrivendo una pagina di storia dello spazio che rischia di finire in tragedia. Neil Armstrong, l’uomo destinato a diventare il primo essere umano a calpestare il suolo lunare, si trova a soli 60 metri di altezza quando perde il controllo del suo veicolo durante una sessione di addestramento.
Pochi secondi dopo, un’esplosione scuote la base. Ma Armstrong non è tra le fiamme: è appeso a un paracadute.
Il “Somaro Volante” che simulava la Luna
Per addestrare gli astronauti alla discesa finale sul suolo lunare, la NASA non utilizzava macchine eleganti. Il Lunar Landing Research Vehicle (LLRV), soprannominato scherzosamente “il somaro volante” o “letto a castello volante”, era un intricato telaio di tubi metallici.
Armstrong in volo sull’LLRV-1 poco prima che il veicolo perdesse il controllo. © Nasa
Il suo compito era però cruciale: grazie a un motore a turboventola, riusciva a contrastare i cinque




