
di Maurizio Porro
La regista di Bucarest Marta Bergman rende tragedia collettiva un vero fatto di cronaca
Purtroppo è una storia che sembra di aver già sentito quella di Clara, bimba curda di due anni che, con i suoi giovani genitori, scappa dalla Siria verso l’Inghilterra stipata nel retro del furgone affollato di migranti e che viene uccisa da un poliziotto durante un inseguimento in Belgio.
Un trafiletto di giornale, un vero fatto di cronaca, che la regista di Bucarest Marta Bergman rende tragedia collettiva, girata quasi tutta in un buio non solo notturno, dove questa mini famiglia reclama la sua indipendenza in un film che non vuole essere astratto ma ci invita a salire su quel camion con una tensione narrativa non comune e priva di retorica.
La regista non vuole dimostrare ma mostrare e reclama il rispetto dei diritti umani, da tempo sistematicamente violati.
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6 maggio 2026
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