Dieci grammi possono bastare per mettere in discussione il modo in cui si vende il pane. È quanto accaduto in Germania, dove una contestazione nata dal peso di una mezza pagnotta ha riportato l’attenzione sulla pesatura del prodotto e sui costi necessari per gestirla. In Italia il pane sfuso si vende a peso, ma il sistema presenta una difficoltà che il settore conosce bene: il pane, una volta uscito dal forno, continua a perdere umidità e quindi peso. Per il panificatore significa lavorare con un prodotto che può avere un peso diverso poche ore dopo essere stato confezionato, continuando però a essere venduto sulla base dei grammi effettivi. A questo si aggiungono bilance omologate, verifiche e gestione della pesatura di ogni singolo pezzo. Da qui la richiesta di rivedere le modalità di vendita: dall’etto, come propone il presidente di Richemont Club Italia Matteo Cunsolo, fino alla possibilità di vendere il pane a pezzo, affiancando a queste soluzioni una disciplina più chiara sul naturale calo di peso.
In Italia il pane deve essere venduto a peso
A chiarire le regole italiane è Alessandro Klun (collaboratore di Italia a Tavola, autore del libro “A cena con diritto ed esperto di questioni legali relative al mondo




