
di Paula Jesus
Gli organizzatori: «In piazza finché non si fermerà il commercio di armi con Israele. Chiediamo misure analoghe a quelle adottate nei confronti della Russia»
Cento giorni sotto il vento, la pioggia e il caldo, per tenere viva in città la solidarietà con il popolo palestinese. Ieri associazioni e cittadini si sono ritrovati in Largo Formentone per segnare i cento giorni del Presidio permanente per la Palestina di Brescia. L’iniziativa era nata il giorno successivo alla manifestazione che chiedeva la liberazione dei volontari della Sumud Flotilla, sequestrati dall’esercito israeliano in acque internazionali.
A garantirne la continuità sono state donne e uomini con storie e origini diverse, con una forte presenza delle comunità migranti, insieme alle associazioni da anni impegnate nella difesa dei diritti del popolo palestinese.
Tra accenti arabi, ucraini e inflessioni bresciane, Sara Girelli, una delle promotrici del presidio, prende la parola: «Siamo in piazza per rompere il silenzio sulle ingiustizie e sulle violenze che il popolo palestinese subisce ogni giorno, ma anche per condividere un luogo in cui possano ritrovarsi quanti intuiscono quella sofferenza e sentono il bisogno di parlarne. Una sofferenza enorme, inimmaginabile».
In mezzo agli striscioni colorati, Gabriele Pellegrini, noto




