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Lo stipendio non basta più, azioni ai dipendenti per trattenerli in azienda: così si combatte la fuga dei talenti

di Redazione Economia

Dalle azioni gratuite alle stock option, sempre più aziende assegnano quote della società per fidelizzare i dipendenti e attrarre talenti. La mappa dei piani di azionariato diffuso

Sempre più aziende, anche in Italia, puntano sull’azionariato diffuso tra i dipendenti, trasformando il lavoratore anche in socio. I Pad, piani di azionariato diffuso, non sono una novità: negli Stati Uniti il modello Esop esiste dal 1956 ed è stato regolamentato nel 1974. In Italia, invece, per decenni è rimasto soprattutto una curiosità da consiglio di amministrazione. Ora sta diventando una tendenza. Sei dipendenti su dieci. È la quota di lavoratori Snam che ha aderito a Noi Snam, il piano di azionariato diffuso del gruppo. Oltre il 70% degli aderenti alla seconda edizione ha convertito in azioni il proprio premio di risultato: non un regalo, dunque, ma una parte della retribuzione trasformata volontariamente in titoli. Eni, qualche mese prima, aveva chiuso il piano 2025 con oltre 26 mila adesioni e più di tre milioni di azioni distribuite: circa il 95% dei 22.700 dipendenti italiani e oltre il 70% dei 6.200 lavoratori dei 37 Paesi coinvolti. Prima erano arrivate, tra le altre, A2A e Fincantieri, poi Leonardo.

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