
L’ultima tessera porta il nome di Iveco, ma il percorso è cominciato molto prima. Tata Motors si prepara ad acquisire il gruppo italiano dei veicoli industriali, esclusa la divisione Defence, già separata e ceduta a Leonardo. L’offerta valuta Iveco circa 3,8 miliardi di euro e, secondo l’ultimo aggiornamento ufficiale del 30 luglio, manca ormai un solo via libera regolamentare: l’Opa dovrebbe partire all’inizio di settembre 2026 e concludersi ai primi di novembre. È un’operazione che va molto oltre il passaggio di proprietà di un costruttore italiano. Tata aggiunge alla propria forza in India una presenza industriale importante in Europa e nelle Americhe, gamme che vanno dai furgoni ai veicoli industriali, autobus e motori Fpt, oltre a una rete commerciale internazionale già consolidata. L’operazione crea quindi un gruppo complementare più che sovrapposto, Tata è fortissima sul mercato indiano e nei Paesi emergenti, Iveco soprattutto in Europa e Sud America. La domanda da cui può partire tutto il racconto è quindi semplice: come è possibile che l’azienda che settant’anni fa aveva bisogno di Mercedes-Benz per imparare a costruire camion, sia oggi in grado di comprare Iveco? La risposta passa attraverso famiglie industriali, joint venture, acquisizioni, errori, marchi salvati dall’estinzione e un mercato




