L’intervista ad Andrea Segrè

Il professor Andrea Segrè
Professor Segrè, partiamo dall’ultima rilevazione estiva: lo spreco alimentare domestico è sceso a 493,7 grammi pro capite alla settimana, contro i 555,8 del 2025. Come legge questo calo? Possiamo parlare di una tendenza strutturale?
“Questo trend di riduzione lo stiamo osservando negli ultimi anni, è positivo, vuol dire che qualcosa sta succedendo. Però dobbiamo guardarlo legandolo alla situazione globale e, oltre alla media, a come si comportano nello specifico gli italiani. Un conto è il dato medio: bene, stiamo riducendo. Però dobbiamo cercare di capire le cause e se ci sono differenze all’interno della nostra società”
E cosa emerge quando si va oltre la media?
“La cosa che colpisce veramente, ormai da diversi anni, è il dato socioeconomico: è controintuitivo, ma chi è più povero spreca di più. E questo è un problema, soprattutto se lo ricolleghiamo alla situazione che stiamo vivendo. La crisi climatica da una parte e quella geopolitica dall’altra hanno determinato un incremento dei prezzi al consumo, con un’inflazione alimentare molto rilevante. E chi viene colpito prima da questo combinato disposto? Proprio i più poveri”
Chi ha meno risorse spreca di più
Il rapporto rileva infatti che il ceto popolare spreca il




