A Firenze Paulo Airaudo ha deciso di fare una cosa che, per uno chef con otto stelle Michelin, potrebbe sembrare quasi una provocazione: aprire un ristorante nel quale la prima ambizione non è conquistare una nuova stella. Nessuna rincorsa al macaron, nessuna necessità di dimostrare che dietro ogni boccone ci sia un esercizio di tecnica o un racconto da decifrare. Al Portale, appena aperto all’interno del Porta Rossa Hotel Firenze (qui l’anticipazione), la domanda è molto più semplice e proprio per questo molto più difficile: è buono? La risposta deve arrivare dal piatto, senza bisogno di troppe spiegazioni. È questa la filosofia con cui Airaudo, chef italo-argentino e fondatore di un gruppo che oggi conta undici ristoranti e appunto otto stelle Michelin tra Spagna, Italia, Hong Kong e Thailandia, torna a confrontarsi con Firenze dopo l’esperienza di Luca’s.
Un angolo della sala del ristorante Portale
Ma se Luca’s rappresenta il volto più dichiaratamente gastronomico del suo percorso italiano, Portale sceglie un’altra strada: una cucina italiana contemporanea, informale, leggibile, costruita attorno alla materia prima e alla memoria, affidata quotidianamente all’head chef Mirko Margheri. La distanza fra i due progetti




