
di Aldo Grasso
Su Sky Arte «La grande paura di Hitler» ricostruisce la delegittimazione di espressionismo, dadaismo e surrealismo da parte del regime negli anni ’30
Ci sono parole che la storia consegna al nostro lessico come reperti tossici. «Arte degenerata» è una di queste. L’espressione tedesca Entartete Kunst, coniata e sistematizzata dalla propaganda nazista, non indicava una categoria estetica ma una condanna morale, politica e perfino biologica. Per il nazismo l’arte moderna non era semplicemente cattiva arte: era il sintomo di una malattia della civiltà. Espressionismo, Cubismo, Dadaismo, Surrealismo, Astrattismo: tutto ciò che sfuggiva all’ordine e alla retorica dell’accademia doveva essere espulso, umiliato, ridicolizzato.
Da questa premessa prende le mosse La grande paura di Hitler – Processo all’arte degenerata, il documentario di Sky Arte scritto da Didi Gnocchi, Sabina Fedeli e Arianna Marelli, con la regia di Simona Risi. Il pretesto è la mostra del 2025 al Musée Picasso di Parigi dedicata all’arte degenerata, ma l’ambizione è più ampia: ricostruire il clima culturale e ideologico che portò il regime nazista a organizzare, nel 1937 a Monaco, la famigerata esposizione «Entartete Kunst», forse la più grande operazione di delegittimazione artistica della storia contemporanea.
L’odio di




