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Il caso Mandelson e la nuova crisi per Starmer: tutta l’opposizione ora chiede le dimissioni del premier britannico

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di Paola De Carolis

L’ex ambasciatore in Usa costretto alle dimissioni per i suoi legami con Jeffrey Epstein non era «adeguato» al ruolo secondo il report dei servizi segreti. Ma il premier non lo sapeva e assicurò il Parlamento che tutto era a posto

LONDRA – Un incubo che non accenna a scomparire: il caso di Peter Mandelson, ex ambasciatore britannico a Washington costretto a dimettersi lo scorso settembre per i legami con Jeffrey Epstein e per apparentemente aver trasmesso a terzi informazioni governative riservate, minaccia ancora una volta la sopravvivenza politica del primo ministro Keir Starmer. Lascia Downing Street il più alto consigliere agli esteri, Olly Robbins, ai tempi negoziatore della Brexit. La sua colpa sarebbe quella di non aver avvertito il premier che Mandelson non aveva passato le verifiche di sicurezza, un fatto che in tempi normali avrebbe impedito che gli venisse assegnato un ruolo tanto importante.

Per Starmer è un guaio: il premier aveva assicurato in Parlamento che erano state seguite le giuste procedure, mentre sembra evidente che le cose andarono diversamente. Quello di aver dato informazioni false e fuorvianti al Parlamento è una violazione gravissima del codice di Westminster che si paga con

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