Una delle prime cose che guardo quando entro dietro un banco non è il numero di bottiglie esposte o quanto sia bello il retrobanco. Guardo quanto devo muovermi per lavorare. Se per prendere il ghiaccio devo fare due passi, per raggiungere il jigger devo voltarmi e per recuperare una bottiglia usata decine di volte durante il servizio devo piegarmi continuamente, quella postazione può anche essere esteticamente perfetta, ma operativamente sta chiedendo al bartender uno sforzo inutile.
Una postazione efficiente riduce gli spostamenti e limita gli sforzi inutili del bartender
Negli anni ho lavorato in locali molto diversi tra loro e ho imparato che una station funzionale spesso si riconosce da una cosa semplice: quando il servizio parte, non devi più pensare a dove si trova quello che ti serve. La mano va, prende, utilizza, ripone. Il lavoro diventa fluido.
Prima dell’estetica viene il lavoro
Un banco bar è prima di tutto uno strumento di lavoro. Durante una serata un bartender può ripetere centinaia di volte gli stessi gesti: prendere il ghiaccio, dosare, miscelare, recuperare una garnish, lavare uno strumento, servire e ripristinare la postazione. Per questo ogni centimetro conta. Non




