
La nazionale 52 anni dopo ha centrato il Mondiale senza aver mai giocato a Port-au-Prince una sola partita in tutte le qualificazioni. In più a tre giorni dal gran debutto con la Scozia la federazione è stata costretta a modificare le maglie per via di una grafica che richiamava la sua lotta all’indipendenza dalla Francia. E c’è un filo che li lega alle Marche…
Per spiegare il Mondiale di Haiti va isolata la frase di un vecchio libro messo giù da un’anima resa inquieta dalla storia. Hannah Lillith Assadi, scrittrice americana figlia di un palestinese emigrato a New York, scrisse in “Sonora” che “non c’è nulla di più divorante del desiderio di un posto da chiamare casa”. La gente di Haiti può solo annuire con malinconia: dopo 52 anni ha centrato il Mondiale senza aver mai giocato a Port-au-Prince una sola partita in tutte le qualificazioni. A tre giorni dal gran debutto con la Scozia la federazione è stata costretta a modificare le maglie per via di una grafica che richiamava la sua lotta all’indipendenza dalla Francia. Il c.t., Sebastien Migné, non ha mai messo piede al Silvio Cator, lo stadio della capitale in mano a bande armate. Nel 2010



