
Il Red Bull Ring ha caratteristiche che, complici le scelte per limitare i danni in qualifica, hanno portato al degrado degli pneumatici che ha penalizzato soprattutto Hamilton
Paolo Filisetti
30 giugno – 12:44 – MILANO
Il GP d’Austria ha visto l’introduzione della terza Power Unit da parte della Ferrari, quella aggiornata con il primo sviluppo legato agli ADUO concessi dalla FIA. La scelta di sbloccare la terza unità motrice evoluta a Spielberg, poggiava sulla consapevolezza dei tecnici della Scuderia, che il tracciato del Red Bull Ring avrebbe costituito una vera e propria montagna da scalare, stante il deficit di potenza accusato rispetto alle PU Mercedes e Red Bull. L’esito della gara ha messo a nudo, in modo tangibile, quanto le difficoltà emerse il venerdì e poi mascherate il sabato in qualifica non fossero state superate. Intendiamo dire che il risultato delle qualifiche è stato massimamente frutto di un assetto dinamico estremizzato che ha permesso alla SF-26 di contenere drasticamente il gap che separava le due rosse dalla W17 di Russell. È quindi opportuno considerare le caratteristiche specifiche del Red Bull Ring, per capire che l’unico fattore cruciale




