
Dal record di campione del mondo più giovane dei pesi massimi alle cadute fuori dal ring, uno degli atleti più iconici di sempre è il prodotto di una serie di combinazioni irripetibili. E nel valutarlo non si può scindere l’uomo dall’atleta
L’uomo è ancora in cammino verso la più decente versione di se stesso. Ancora oggi che compie sessant’anni; a maggiore ragione, oggi, anzi, perché gli uomini autentici sono quelli che in un modo o nell’altro riescono a imparare qualcosa dai propri errori. Dopo averli riconosciuti, quegli errori, in un modo o nell’altro. A dodici anni aveva già messo insieme una cinquantina di arresti per furto e taglieggiamento di negozianti. A venti era diventato il più giovane Campione del Mondo dei Pesi Massimi. Stabilisca il lettore, se ci riesce, quale dei due record sia il più incredibile e si interroghi ognuno, senza rispondere ad altri che a se stesso, se sarebbe stato in grado di non impazzire, per un tempo più o meno lungo, se fosse stato al suo posto o, meglio, in tutti i posti in cui Tyson è stato, sempre nell’impossibilità di non essere altro che se stesso. Proprio per questo non sarà mai del tutto possibile scindere l’uomo




