
di Mario Platero
Carroll ha accusato Trump per uno stupro commesso 30 anni fa. Ieri la Corte Suprema le ha dato ragione. L’intervista alla giornalista: «Cosa si prova? Un grande senso di giustizia e liberazione»
NEW YORK – La sua è una grande storia americana. Dalle «colline e dai boschi dell’Indiana rurale» come mi descrive la terra dove è cresciuta, E. Jean Carroll, figlia di un venditore di mobili e di una attivista politica repubblicana, è arrivata ad essere una protagonista della capitale del mondo, una star mediatica a New York negli anni Ottanta e Novanta e molto più in là, fino al 2020 quando a 77 anni è stata pensionata a forza dal periodico francese Elle, pubblicato in America dal gruppo Hearst.
Da ieri è anche la prima donna ad aver definitivamente vinto contro Donald Trump per uno stupro subito quando aveva 52 anni nel camerino del grande magazzino Bergdorf and Goodman. Il giudizio finale è della Corte Suprema che ha rifiutato di ascoltare il caso confermando automaticamente il giudizio di appello del 25 settembre scorso.
L’umiliazione per il Presidente è grande, perché credeva che quella fosse la «sua corte» visto che aveva nominato




