L’euro digitale, il cui annuncio era stato salutato con favore dal comparto Horeca, rischia di perdere una delle caratteristiche che lo rendeva così attrattivo per i pubblici esercizi: l’assenza di commissioni. A lanciare l’allarme – in un intervento a Tgcom24 – è stato il direttore generale di Fipe (Federazione pubblici esercizi) Roberto Calugi che ha ammesso che «la discussione in Parlamento Europeo sull’Euro Digitale non sta andando come speravamo». Per Calugi «è importante non dimenticare la funzione pubblica di questa moneta» ed evidenzia: «L’Europa non può fallire in questo progetto». Insomma, l’euro digitale può (e deve) rappresentare un’opportunità, ma solo a determinate condizioni, altrimenti rischia di inserirsi in un sistema già squilibrato.
Un mercato concentrato
Nel suo intervento, Calugi parte da un dato che considera centrale per comprendere il contesto: «Il sistema dei pagamenti digitali oggi è sostanzialmente un mercato che ha circa 12 operatori, un mercato molto concentrato, direi oligopolistico, che gestisce circa l’80% del volume delle transazioni».Una concentrazione che, secondo Fipe, non è solo economica ma anche geografica. «Buona parte, circa la metà, sono extracomunitari, sono fuori dal continente europeo», sottolinea, collegando questo elemento alle attuali tensioni geopolitiche e al tema della dipendenza europea nelle infrastrutture di pagamento.




