C’era una volta la narrazione lineare, quella che separava rigidamente l’aula didattica dal salotto di casa, il saggio accademico dal puro intrattenimento televisivo. Oggi, in un’epoca dominata dall’iperconnessione, questo confine è crollato. Il pubblico non cerca più solo lo svago fine a se stesso: cerca una storia che sappia incuriosire, graffiare e, soprattutto, arricchire. È il trionfo dell’edutainment, quel felice neologismo nato dalla fusione tra education (educazione) ed entertainment (divertimento). Una tecnica comunicativa potente che unisce l’insegnamento alla leggerezza del gioco, all’impatto dei media e alla forza delle emozioni, stimolando la curiosità senza annoiare mai. Per comprendere appieno la portata di questa rivoluzione narrativa, dobbiamo volgere lo sguardo alle arti visive e a un fenomeno televisivo che ha saputo mettere a nudo, con straordinaria ironia, le nevrosi della nostra società contemporanea: la serie cult Younger.
Il fenomeno Younger: bugie, editoria e scontro generazionale
Ideata e registrata dal geniale regista e produttore Darren Star (già mente dietro successi planetari come Sex and the City e Emily in Paris), Younger è una commedia brillante andata in onda dal 2015 al 2021 per 7 stagioni e 70 episodi, oggi disponibile sulla platea globale di Netflix. La trama ruota attorno a Liza Miller (interpretata da una magistrale Sutton Foster), una quarantenne divorziata che, dopo aver dedicato anni alla famiglia,




