
Li chiamano “teachtoker”: docenti che usando la scuola per registrare contenuti social, ottengono follower e guadagni extra. Spuntano come funghi con l’idea di rendere più moderno lo studio. Ma siamo sicuri che sia così?
«La scuola si fruirà anche online, fuori dalle quattro mura, molti insegnanti andranno in part-time e proporranno contenuti online, magari anche a pagamento. Perché un buon prodotto deve essere in vendita in un supermercato, e perché la buona cultura non deve essere in vendita?». A dirlo, scatenando la polemica, è stato Vincenzo Schettini, professore e star dei social con il suo profilo «La fisica che ci piace», ospite del podcast The Bsmt, lo scorso febbraio.
Schettini ha inoltre rivelato, con estrema leggerezza, che in passato aveva chiesto ai suoi studenti di collegarsi al proprio canale YouTube per seguirne le dirette, oggetto di interrogazione nei giorni successivi. Insomma, in pochi minuti il prof più famoso d’Italia (salito perfino sul palco dell’ultimo Festival di Sanremo) ha candidamente ammesso di aver macinato visualizzazioni grazie al pressing sui suoi studenti.
Docenti influencer e il set tra i banchi di scuola
Dalle sue parole, inoltre, è emersa una visione molto problematica e discutibile della figura dell’insegnante. Della quale Schettini è




