di Giuliana Ferraino
L’Arabia Saudita vuole accelerare sulla transizione energetica e sul turismo, Dal desalinizzatore di Rabigh ai pannelli solari di Sudair fino all’idrogeno verde. Ma l’instabilità regionale può rallentare o ridisegnare la strategia
La guerra in Iran ha cambiato il modo in cui si guarda oggi all’Arabia Saudita. E anche il modo in cui si leggono alcune delle sue ambizioni più visibili. Negli ultimi giorni Riad ha iniziato a ridimensionare uno dei progetti simbolo di Neom, il resort sciistico di Trojena: due grandi contratti sono stati interrotti, tra cui quello da 4,7 miliardi di dollari assegnato nel 2024 a Webuild per la costruzione di tre dighe destinate a creare un lago artificiale, oltre all’hotel di lusso The Bow. Anche il gruppo malese Eversendai ha annunciato la fine della propria commessa. Una revisione già avviata nei mesi scorsi, che ora si intreccia con il nuovo contesto geopolitico, segnato dall’escalation tra Iran e Stati Uniti e Israele e dalla crescente instabilità nella regione.
Il ridimensionamento di Trojena è il punto in cui la trasformazione saudita incontra il peso della guerra. Ma la direzione non cambia: è quella che emerge lungo l’asse Gedda–Riad–AlUla — il tentativo di costruire un’economia




