
di Marco Galluzzo
La strategia della premier che ha condotto una regia politica verso un obiettivo
«Ci avete veramente rotto i…, Ci avete preso per sfinimento». Un funzionario della delegazione tedesca rientra all’hotel Amigó insieme allo staff della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
All’una di notte, rientrano in albergo anche i francesi e il cancelliere tedesco. La premier italiana ha il sorriso stampato sul viso, è più che soddisfatta. Dopo quasi 12 ore di battaglia sugli ETS in Consiglio Europeo, sia lei che i greci, affiancati dai paesi del blocco di Visegrad, hanno tenuto duro e alla fine l’hanno spuntata. Magari solo ai punti, ma nelle conclusioni del summit le richieste italiane di una valutazione del sistema e di una rivalutazione degli ET S2 vengono accolte nero su bianco, poco prima della mezzanotte, nonostante lo scontro con Olanda e scandinavi.
Solo oggi conosceremo i dettagli formali e i tecnici saranno in grado di operare una valutazione più approfondita, ma intanto Giorgia Meloni può cantare vittoria. Insieme al premere ungherese, al collega della Repubblica Ceca, al leader polacco Donald Tusk, al capo di governo della Slovacchia, oltre che al premier greco, ha ottenuto quello che voleva




