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La nuova vita della Transcarpazia, la Svizzera ucraina dove fuggono famiglie e sorgono fabbriche

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di Massimo Nava

Si tratta di una «rivoluzione industriale non pianificata». Il risveglio economico è diretta conseguenza del conflitto, ma «chi era povero prima della guerra lo è ancora di più oggi»

È una constatazione amara e ricorrente in ogni guerra e in ogni epoca, a prescindere dalle ragioni più o meno nobili dei contendenti. Ci sono vittime civili, per lo più vecchi, donne e bambini. I più poveri fuggono. Le classi borghesi s’impoveriscono. Qualcuno specula e si arricchisce. Alcune regioni rifioriscono. E qualche volta i nemici di ieri fanno affari insieme dopo la pace. E poi ci sono piccoli e grandi, ma sempre confortevoli rifugi, a portata di chi può permettersi di raggiungerli. Ad esempio, durante la seconda guerra mondiale, intellettuali, oppositori ed ebrei lasciavano la Germania per la Svizzera. Dal conflitto in Medio Oriente si cerca oggi riparo a Cipro. Durante la guerra nella ex Yugoslavia, le zone rifugio erano la stessa Cipro, la Grecia, l’Ungheria e all’interno del Paese le isole della Dalmazia.

Succede anche in Ucraina. Una piccola regione occidentale, ai confini con quattro Paesi Nato (Polonia, Slovacchia, Romania e Romania) è una specie di bunker naturale e a cielo aperto, un angolo anche

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